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4.

La Biogestalt®

L'informazione dettagliata sui principali presupposti teorico/pratici della Biogestalt®, la potete trovare nello specifico fascicolo pubblicato nel 2001 e riportato nel capitolo “Le mie pubblicazioni”.

Qui di seguito ne riporto una breve sintesi:

 

1. SCELTA DEL NOME

Il nome “Biogestalt®” ha origine dalla fusione delle parole “Bioenergetica” e “Gestalt” le due metodologie che, in qualche modo, si integrano nel mio approccio terapeutico. Esso infatti fa riferimento:

- alla “Psicoterapia della Gestalt” di Fritz Perls con la quale ha in comune il fatto di:

• essere una psicoterapia esperienziale, cioè basata più sul fare esperienza che non sull’analizzare ed interpretare;

• operare prevalentemente nel presente (“qui ed ora”);

• utilizzare come strumento terapeutico anche il coinvolgimento attivo del terapeuta;

• non affidarsi a tecniche rigidamente codificate ma all’intuizione e alla creatività dello psicoterapeuta.

- alla Bioenergetica con la quale ha in comune la grande attenzione per il corpo, utilizzato come strumento per attivare l’energia, far contatto con se stessi e con gli altri, far affiorare le emozioni ed esprimerle in maniera intensa e completa.

Oltre a queste due metodologie la Biogestalt® si richiama anche all’Art Therapy (danza, movimento creativo, gioco, disegno, drammatizzazione, mimo, ecc.) della quale utilizza alcuni strumenti estremamente efficaci per far riaffiorare emozioni profonde escludendo l’utilizzo della razionalità.

 

2. IL RISCHIO COME FATTORE DI CRESCITA

La Biogestalt® attribuisce una grandissima importanza al “rischio psicologico”, considerato come il principale fattore della crescita. Ritiene infatti che l'incremento di maturità derivato da una determinata situazione sia proporzionale al grado di rischio psicologico che si corre nel viverla. Non molto diverso dal contenuto del proverbio “Chi non risica, non rosica” sempre più ignorato da un tipo di cultura che, considerando negativamente il rischio e la fatica, tende a ridurli con la conseguenza di un progressivo indebolimento psichico delle persone. Per “rischio psicologico” intendo quello connesso con la paura che il paziente prova ogni volta che fa riaffiorare e cerca di esprimere un'emozione o un sentimento fino ad allora repressi.

 

3. UNA TERAPIA NON TECNICA BASATA SUL COINVOLGIMENTO

Molte delle terapie attualmente in circolazione fondano la propria tecnica quasi esclusivamente sul transfert con il terapeuta e sulla sua neutralità e distanza tecnica. La Biogestalt® invece lavora prevalentemente con il contro-transfert in un rapporto di vicinanza emotivo-affettivo-corporea nella quale il terapeuta utilizza il proprio coinvolgimento come espressione d'amore e strumento terapeutico. Si ritiene infatti che, rispetto al semplice transfert, questo atteggiamento sia molto più efficace nel far riemergere emozioni dolorose rimosse e nel consentire al paziente di effettuare una regressione profonda che, secondo me, è conditio sine qua non per ottenere un vero cambiamento della sua struttura psichica.

 

4. LA PERCEZIONE DEL POSITIVO E L'ACCETTAZIONE

Molto spesso nel corso della terapia l'attenzione del paziente viene portata soprattutto sul suo “bicchiere mezzo vuoto”, cioè sulle sue patologie e le sue carenze, ritenendo che in tal modo i processi di cambiamento vengano maggiormente stimolati e accelerati. La Biogestalt® ritiene che sia praticamente vero l'esatto contrario. Infatti, perché il cambiamento avvenga, è necessario che il paziente disponga di una notevole quantità di energia necessaria a realizzarlo. 

Tale energia può rendersi però disponibile solo se egli è profondamente a contatto con le proprie caratteristiche positive (“bicchiere mezzo pieno”) e se egli, accettandosi in ogni momento, supera il conflitto tra la parte di sé che vuole cambiare e quella che si oppone, conflitto che blocca una grandissima quantità di energia. Per questa ragione l'accettazione e la percezione della propria positività sono il presupposto base per realizzare ogni cambiamento e quindi il percorso di crescita.

 

5. NOI SIAMO IL NOSTRO CORPO

Sarebbe troppo lungo spiegare nel dettaglio come la Biogestalt® trasferisce nella pratica l’importanza centrale che attribuisce al corpo, considerato non come qualcosa che l’individuo “ha” ma come qualcosa che l’individuo “è”, cioè come parte integrante della sua identità.

In sintesi la Biogestalt® utilizza il corpo per:

• ridare energia alle emozioni e ai sentimenti, soprattutto a quelli rimossi, in modo da farli riaffiorare e portarli alla coscienza dell’individuo;

• esprimere tali emozioni in modo intero e completo, come è possibile fare solo utilizzando il corpo e non solo la parola;

• riequilibrare il rapporto corpo-mente-spirito che, nel nostro tipo di cultura e di religione, è sbilanciato per l’eccessiva importanza data alla mente e allo spirito e per le connotazioni negative attribuite a tutto quanto ruota intorno alla corporeità, spesso identificata come "animalità". La Chiesa stessa teorizza la sacralità del corpo, ma in pratica la nega nella maggior parte dei propri insegnamenti.

 

6. L'UTILITA' DEGLI STRUMENTI CREATIVI

La maggior parte dei pazienti ha strutture difensive basate soprattutto su:

- il controllo e il contenimento repressivo delle proprie emozioni;

- un elevato controllo razionale della realtà esterna, accompagnato spesso da perfezionismo;

- l'evitamento di ogni cambiamento psicologicamente “rischioso”.

Per “spiazzare” tali pazienti, bypassare le loro difese e portarli a contatto con le loro rigidità e paure, risultano efficacissimi strumenti terapeutici che si fondano sulla creatività e sull'irrazionalità.

Quelli maggiormente utilizzati dalla Biogestalt® sono:

- il disegno astratto;

- il movimento creativo;

- il mimo e la rappresentazione teatrale;

- il suono libero;

- la favola e le fantasie creative;

- giochi di improvvisazione.