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  • Guido Grossi

Lasciar uscire le emozioni


Wilhelm Reich, osservando gli esseri animali dal punto di vista energetico, teorizzò che in ognuno, dalla singola cellula all'organismo più complesso, l'energia si muovesse attraverso due fasi: la carica e la scarica. Dal punto di vista fisico ritroviamo alcune situazioni che testimoniano di questo principio: il respiro (immissione = carica - emissione = scarica) e il rapporto sessuale nel quale la carica coincide con la fase dell'eccitazione e la scarica con quella dell'orgasmo. Possiamo anche ricordare la contrazione e la distensione di un muscolo oppure l'emozione di cui ci carichiamo nel sentire una musica che scarichiamo ballando. Ma i flussi energetici più frequenti di carica e scarica sono quelli di tipo emozionale. Infatti qualunque stimolo esterno genera una carica sotto forma di emozione, anche piccolissima, che energeticamente richiede di essere esteriorizzata in qualche modo in una fase di scarica. La vita, per scorrere libera, deve esprimersi attraverso un continuo flusso (carica – scarica) di emozioni. Un individuo pertanto si sente vivo nella misura in cui è capace di provare emozioni e di esprimerle. Se per qualche ragione (per lo più emozioni infantili molto dolorose) una persona non prova emozioni al variare delle situazioni esterne, vuol dire che blocca il processo vitale addirittura sul nascere. Questo è il modo più sicuro per non rischiare di soffrire, attuando il quale, però, si paga un prezzo altissimo in termini di depressione, freddezza e rigidità. Fortunatamente questo tipo di persone è abbastanza raro. Sono molto più numerose invece, almeno il 90%, quelle che percepiscono le emozioni ma, per le ragioni più diverse, hanno paura a lasciarle uscire. Anche se la situazione di queste ultime è meno grave rispetto a quella precedente, l'interruzione del flusso emozionale di carica e scarica genera comunque alcuni inconvenienti:


• impedisce quel tipo di rilassamento che si prova solo quando ci si lascia andare;


• l'emozione compressa si accumula dentro di noi e, per lo più, cresce anziché spegnersi (per esempio la rabbia);


• per comprimere un'emozione, anche senza accorgersene, si contraggono una o più parti del corpo, in genere quelle che verrebbero coinvolte nell'espressione dell'emozione stessa. Se la contrazione dura a lungo o addirittura diventa cronica, genera un'infiammazione delle parti contratte che si ammalano più facilmente;


• non è possibile conoscere a fondo, e quindi cambiare, un'emozione se non dopo averla espressa. Per esempio, se abbiamo una paura e non la manifestiamo, non potremo conoscerla a fondo né saper cosa fare per superarla o conviverci;


• chi trattiene le emozioni può anche essere generoso e “dare” molto, ma il suo dare non sarà mai un vero “darsi”, poiché non lo conterrà totalmente.

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